Promuovere stili di vita sani, tutelare il benessere mentale e costruire una rete internazionale capace di abbattere le barriere culturali. Sono questi i pilastri su cui si è fondata l’ultima tappa dello Youth Workers Exchange Programme, il progetto di mobilità Erasmus+ coordinato dal Ministero della Gioventù e dello Sport turco.
A Lubiana, in Slovenia, decine di giovani provenienti da Italia, Francia, Spagna, Turchia e dalla stessa nazione ospitante si sono riuniti per una settimana di intensa formazione, educazione non formale e cittadinanza attiva.
Un’iniziativa che ha visto in prima linea organizzazioni di rilievo tra cui OPES per l’Italia, la francese Youth Station, la spagnola VerdeSur e la slovena Youth Health Organization.
Ma cosa significa, all’atto pratico, ritrovarsi in un Impact Hub con giovani coetanei di tutta Europa per discutere del domani? Lo abbiamo chiesto direttamente ai protagonisti di questa esperienza.
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Oltre i confini: empatia e abbattimento delle barriere
Per molti dei giovani intervistati da Risorse.news, il vero cuore pulsante della settimana non risiede solo nei workshop, ma nella forza delle relazioni umane. Oghuzan Karakaya, rappresentante dell’associazione francese Youth Station, evidenzia come la convivenza abbia avuto un impatto diretto sulla sua capacità di relazionarsi in un contesto multiculturale.
Se nei primi giorni l’uso di idiomi diversi poteva rappresentare un ostacolo, l’immersione totale nel gruppo ha cambiato le carte in tavola. «Abbiamo scambiato moltissime idee e questo mi ha aiutato a sbloccarmi nel parlare e nel comprendere lingue con le quali all’inizio avevo qualche difficoltà, come l’inglese o l’italiano», ha raccontato Oghuzan, sottolineando come il perfetto equilibrio tra il lavoro all’interno dell’hub e le attività esperienziali all’aperto sia stato decisivo per creare un clima di totale fiducia.
Questo senso di sinergia creativa trova conferma altresì nelle parole di Servet Köse, portavoce per il Ministero della Gioventù e dello Sport della Turchia. Per lui, la tappa slovena è stata una vera e propria fucina di visioni condivise assieme agli altri giovani europei.
Servet racconta con entusiasmo come l’incontro con delegazioni dalle esperienze così eterogenee abbia permesso di plasmare progetti innovativi dedicati ai più piccoli. «Ascoltare persone con background e prospettive così diverse è stato fantastico», ha spiegato, riservando poi un apprezzamento speciale all’energia e all’affiatamento del team italiano.
Salute, sport e partecipazione attiva
Le giornate slovene non si sono limitate a un generico scambio culturale, ma hanno affondato le radici in tematiche urgenti e attualissime. Pia Kavčič, esponente dell’organizzazione ospitante Youth Health Organization, ha fatto gli onori di casa raccontando le sessioni di lavoro dedicate all’educazione dei ragazzi.
Il focus è stato posto su come aiutare le nuove generazioni a rimanere attive e a prendersi cura di sé a 360 gradi, spaziando dalla nutrizione fino alla salute mentale. «La parte più bella del programma è stata proprio poter esplorare questi temi cruciali attraverso le lenti e i punti di vista dei ragazzi turchi, spagnoli, italiani e francesi», ha commentato Pia.
Un approccio tematico che fa parte di un disegno molto più ampio, come puntualizza Esty Moure Abad, rappresentate della spagnola VerdeSur. Esty inquadra infatti l’evento di Lubiana all’interno di un percorso a tappe: «Questo progetto ci sta permettendo di analizzare la partecipazione giovanile da angolazioni sempre nuove. Se nella fase precedente ci eravamo concentrati sul binomio sport e disabilità, in questa seconda fase il fulcro è stato la salute». Secondo la coordinatrice spagnola, avere la possibilità di viaggiare e incrociare lo sguardo con giovani di altre nazioni è un’opportunità impagabile per ampliare i propri orizzonti.
L’Italia in prima linea per il cambiamento
A tirare le somme di un’esperienza che lascia il segno è Marco Bufalino, intervenuto in rappresentanza di OPES, ente da sempre in prima linea per la promozione dei valori sportivi e sociali dei giovani. Per lui, sebbene i microfoni e i contesti internazionali non siano una novità, l’energia scaturita dallo Youth Exchange sloveno si è rivelata unica.
Nel tracciare il bilancio della settimana, Marco sottolinea la portata universale delle questioni affrontate: «È stato bellissimo mettersi realmente a confronto e discutere delle problematiche che, in un modo o nell’altro, colpiscono la nostra generazione a livello globale».
L’obiettivo finale di questi incontri? Uscire dalle aule con risposte pratiche degli stessi giovani. «Settimane formative e divertenti come questa ci permettono non solo di analizzare i problemi, ma di trovare insieme delle soluzioni concrete per costruire un futuro in cui, semplicemente, si possa vivere meglio».





