Terzo Settore: l’esempio virtuoso della Toscana, con quasi 11mila associazioni

Buone notizie per il Terzo Settore in Toscana: aumenta di volume il numero di organizzazioni, associazioni e cooperative. Sono infatti oltre 10mila gli Enti impegnati nel campo, stando alle stime del Quinto Rapporto Terzo Settore in Toscana, curato dall’Osservatorio sociale regionale e presentato lo scorso 16 maggio a Palazzo Strozzi Sacrati. 

Un Terzo Settore dinamico

Eugenio Giani, Presidente della Regione, nell’introduzione al documento, definisce il comparto dinamico strategico, capace di adattarsi alle “trasformazioni sociali, culturali ed economiche”. Un Terzo settore perciò capace di stare al passo coi tempi, che riesce a trarre fuori il meglio dal rapporto sinergico con le istituzioni e che può rispondere in maniera sempre più incisiva alle esigenze dei cittadini. 

“Le organizzazioni del Terzo settore”, spiega ancora Giani, “insieme alle cooperative sociali sono diventate negli anni indispensabili partner per la realizzazione del bene comune e per lo sviluppo di servizi che non sono solo interventi concreti in risposta ai bisogni e fragilità sempre maggiori e più complesse, ma anche a produrre coesione sociale e a veicolare quei valori che sono alla base del vivere civile. Valori che permeano il sistema di welfare toscano, quali la dignità, il rispetto delle differenze, la promozione dei diritti e delle opportunità, le politiche di inclusione e di partecipazione”.

Struttura e contenuti del Rapporto

Il documento è stato diviso in quattro sezioni, ognuna dedicata a un tema specifico. Nel primo blocco si esamina il passaggio dai registri regionali e provinciali al RUNTS, nel secondo e ci si sofferma sugli aspetti normativi e istituzionali, a partire dallo stato dell’arte della Riforma, fino ad arrivare alle novità introdotte relative alla materia; in questo caso, sono state riportate le valutazione del Forum Terzo Settore regionale e l’esperienza di ARCI Firenze. 

Il terzo punto, invece, affronta il complesso tema dell’Amministrazione condivisa, mentre il quarto dà conto degli impegni e delle risorse impiegate in collaborazione con gli ETS per lo sviluppo del sistema integrato di welfare regionale.

I numeri: in Toscana oltre l’8% degli ETS italiani

Questo dato parla da solo. Si comprende così, di primo acchito, la portata della presenza sul territorio, ma anche il peso specifico che i vari presidi possano effettivamente avere. 

Bisogna inoltre pensare che in tre anni i numeri sono aumentati in maniera esponenziale. A sostegno di quanto affermato le rilevazioni del Rapporto, in cui si stabilisce che: “l’universo non profit inteso in senso lato è molto più vasto dello spaccato ‘formalizzato’ rappresentato dagli ETS iscritti al RUNTS”. 

Il censimento permanente Istat delle istituzioni non profit, infatti, ha rilevato al 2022 circa 360mila istituzioni in Italia e circa 26.400 in Toscana, una cifra che a livello regionale è circa due volte e mezzo il numero di ETS iscritti al RUNTS. Al netto di quanto rilevabile, oggi nel Registro vi sono quasi 11 mila Enti, così suddivisi: 3.200 organizzazioni di volontariato (ovvero il 30% del totale), 6.094 associazioni di promozione sociale (56%), e 890 imprese sociali (8%).

Ponendo inoltre un confronto con le altre Regioni italiane, si conferma una Toscana assolutamente virtuosa. I parametri valutati per tale affermazione si trovano nell’elenco sottostante: 

  • l’indice di presenza del non profit (72 istituzioni per 10.000 residenti) è il settimo valore regionale;
  • la presenza di volontari (114 volontari ogni 1000 residenti, ovvero più di 1 residente su 10), posiziona la Toscana al quarto posto in Italia;
  • l’incidenza dei lavoratori (15 ogni 1000 residenti) è sostanzialmente in linea con la media italiana, ma distacca la regione dalle posizioni di vertice osservate per le altre due variabili.

Quanto infine alla forma giuridica prevalente è quella delle associazioni, che rappresentano circa l’87% degli Enti registrati nell’ambito del Terzo Settore regionale. 

Ambiti di interesse, attività e volontari

Nel caso specifico, vengono individuati tre campi (che formano i due terzi degli Enti regionali): il 34% è impiegato nell’ambito delle ‘attività sportive’, il 18% nelle ‘attività ricreative e di socializzazione’ e il 14% nelle ‘attività culturali e artistiche’. Vanno poi a ruota ‘assistenza sociale e protezione civile”, ‘relazioni sindacali e rappresentanza di interessi’, ‘sanità’ e ‘religione’.

Ognuna di queste attività conta un numero importante di operatori volontari. Un primo dato, relativo proprio ai volontari riguarda l’età media che è salita a 55 anni (solo 15,5% è under 29). Un secondo, invece, riguarda il genere: si tratta perlopiù di uomini, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, visto il ruolo ancora ricoperto nell’immaginario collettivo dalle donne, a dedicarsi al volontariato e questo vale per ogni singola fascia di età,

Sebbene invece i giovani non siano numerosissimi, si fa spazio l’idea che dedicarsi a un’attività solidale possa far bene anche alla crescita professionale; dunque diventa anche una spinta per prepararsi al mondo del lavoro.

Amministrazione condivisa

Infine una riflessione sull’amministrazione condivisa, che porta con sé non poche complessità, considerando che il lavoro sinergico tra diverse realtà non può sempre essere agevole come inteso nella teoria. 

A tal proposito, si legge nel documento: “Se con l’approvazione, nel 2020, della legge regionale n. 65 ‘Norme di sostegno e promozione degli enti del Terzo settore toscano’ la Regione Toscana ha provveduto in linea generale a recepire e ad adattare al proprio ordinamento quanto stabilito dal D.lgs 117/2017 (Codice del Terzo settore)”, un ambito di particolare impegno è stato rappresentato dal sostegno all’attuazione degli istituti di amministrazione condivisa introdotti dall’art.55 dello stesso D.lgs117/2017.

Partendo da questo punto di vista, dunque in cui mette al centro la volontà di accompagnare la messa a terra della co-programmazione e della co-progettazione e “a stimolarne le potenzialità nel sistema complesso e articolato di relazioni tra pubbliche amministrazioni e Enti del Terzo settore”, la Regione, come si evince, ha cercato di partire dalle proprie esperienze, da quanto messo in pratica dalle proprie strutture. A tal proposito, nel Rapporto vengono riportati i casi in cui questo tipo di approccio è stato messe in gioco e può essersi rivelato fruttuoso. 

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