Presentato come film d’apertura della sezione Orizzonti alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia, La ragazza con la Leica di Alina Marazzi è un’opera che va oltre la semplice biografia cinematografica. Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Helena Janeczek, Premio Strega 2018, il film racconta gli ultimi giorni parigini di Gerda Taro, la prima fotoreporter donna caduta sul campo di battaglia, intrecciando fiction e materiali d’archivio in un racconto che interroga il nostro rapporto con la memoria, la guerra e il dovere della testimonianza.
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Gerda Taro: una vita in fuga dal nazismo, una lotta per la libertà
Gerda Taro (Gerda Pohorylle), nata in una famiglia ebrea tedesca, fu costretta a fuggire a Parigi con l’ascesa del nazismo. Trovò nella fotografia la sua raison d’être: uno strumento di resistenza, libertà e di denuncia. Prima di essere conosciuta come “la ragazza con la Leica“, la fotoreporter usava una Rolleiflex per documentare la guerra spagnola.
In seguito, insieme al compagno Robert Capa, fotografo ungherese e co-fondatore della Magnum Photos, che le insegnò a usare la Leica, partì per la Spagna per documentare la guerra civile, scegliendo di stare dalla parte dei repubblicani contro il fascismo di Franco. La sua morte nel 1937, sul fronte di Brunete, la consegnò alla storia come simbolo di una generazione di giovani europei che negli anni Trenta cercò di opporsi alla diffusione del nazifascismo.
La ragazza con la Leica: il valore del fotogiornalismo attraverso l’obiettivo
Alina Marazzi, regista già nota per lavori che esplorano la quotidianità delle donne e l’uso degli scatti d’archivio, costruisce un film che mescola piani temporali e linguaggi visivi. Girato in Super8 e 16mm e intrecciato a immagini di repertorio, La ragazza con la Leica è incentrato sull’ultimo giorno parigino della Taro, il 14 luglio 1937, prima del ritorno sul fronte spagnolo.
Il film si muove tra flashback e un presente immaginato, restituendo non solo la biografia di una fotografa, ma una riflessione più ampia sul dovere dell’impegno e sulla libertà femminile. L’attrice del film, Emilia Schüle, rappresenta in modo impeccabile l’immagine di Gerda Taro, non solo per somiglianza, ma anche per attitudine. La stessa attrice durante il provino, dichiarò di possedere diverse fotocamere Leica e di aver esposto alcune sue foto.
Alina Marazzi, attraverso il personaggio di Gerda Taro interpretato dall’attrice Schüle, dichiara esplicitamente che “per far riaffiorare qualcosa bisogna cercare nella memoria… che è sempre una forma della nostra immaginazione”, e questa affermazione diventa la chiave di lettura dell’intera opera. Marazzi non cerca la ricostruzione documentaristica ma piuttosto un ritratto emotivo e simbolico di una donna che ha scelto di guardare la guerra senza distogliere lo sguardo. La ragazza con la Leica ci invita a riflettere sul ruolo di testimone e sulla responsabilità etica di chi documenta.
La guerra civile spagnola funziona da sfondo eroico, ma il vero tema è la fotografia come scelta morale ripetuta. Gerda Taro non si limita a catturare immagini: le usa come atto politico, come strumento per dare voce a chi non ne ha. In questo senso, il film diventa un invito a recuperare il valore del giornalismo, soprattutto in tempi di guerra e di crisi dei media tradizionali.
Un altro tema centrale de La ragazza con la Leica è quello della libertà femminile. Gerda incarna una donna che sceglie il proprio destino in un mondo dominato dagli uomini, che rifiuta il ruolo passivo assegnato alle donne del suo tempo e che trova nella professione di fotoreporter una forma di autonomia e di realizzazione personale. La sua storia è anche quella di tante altre donne che, nel corso del Novecento, hanno lottato per affermarsi in campi tradizionalmente maschili, dal giornalismo alla fotografia di guerra.

L’importanza del giornalismo documentaristico: il ruolo che aveva in passato e che ha nel presente
In un momento storico in cui i conflitti sembrano moltiplicarsi e il giornalismo indipendente è sotto attacco, La ragazza con la Leica ci ricorda l’importanza della testimonianza diretta. Ci invita a non dare per scontate le immagini che vediamo, a chiederci chi le ha scattate, con quale intento e a quale prezzo. E, inoltre, ci spinge a riflettere sul coraggio di chi, come Gerda Taro, ha scelto di stare dalla parte della verità, anche quando questo significava mettere a rischio la propria vita.
Il film di Alina Marazzi non è solo un omaggio a una fotografa dimenticata: è un monito a non voltare lo sguardo, a non dimenticare, a continuare a guardare anche quando ciò che vediamo ci fa male. In questo senso, La ragazza con la Leica è un’opera profondamente contemporanea, che parla al nostro presente tanto quanto al passato che racconta.
Foto di copertina presa da Shutterstock ID: 2536606773/Luiz Barrionuevo



