La ludopatia aumenta tra le donne: il gioco d’azzardo cambia volto

Attualità

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Per molto tempo il gioco d’azzardo è stato associato soprattutto agli uomini, alle scommesse sportive, alle slot machine e alle sale da gioco. Oggi, però, il fenomeno appare più complesso. Infatti, il gioco è in crescita anche tra le donne, soprattutto attraverso modalità quotidiane e meno visibili: gratta e vinci, bingo, lotterie, piattaforme online e applicazioni accessibili dallo smartphone.

Dietro i numeri, però, c’è una realtà meno visibile ma altrettanto drammatica: la ludopatia femminile non si misura solo in percentuali, ma in debiti nascosti, relazioni finite e silenzi che pesano più delle perdite al banco. La ludopatia ha un impatto a catena: per ogni persona che possiede il disturbo da gioco d’azzardo, in media altre sei ne subiscono le conseguenze, soprattutto all’interno del nucleo familiare. Per le donne questo si traduce spesso in un doppio fardello: da un lato la gestione delle perdite economiche; dall’altro un carico emotivo enorme tra il tenere insieme la casa, i figli, il lavoro, mentre il gioco diventa un segreto sempre più ingestibile.

Il 45,9 % delle ragazze ha giocato almeno una volta al gioco d’azzardo negli ultimi dodici mesi 

Secondo i dati ESPAD Italia 2023, curati dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, gli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni hanno giocato d’azzardo almeno una volta nei dodici mesi precedenti l’indagine. La percentuale è più alta tra i ragazzi, il 60%, ma raggiunge comunque il 45,9% tra le ragazze. Il dato più significativo riguarda però l’aumento registrato nel tempo: tra il 2019 e il 2023 la quota delle studentesse giocatrici è passata dal 34% al 48%.

Non significa che la ludopatia oggi è più diffusa tra le donne rispetto agli uomini. Il rischio di sviluppare un comportamento problematico resta maggiore tra i ragazzi. Nel report di ESPAD Italia il gioco a rischio riguarda l’8,8% dei maschi e il 3,2% delle femmine, mentre il gioco problematico coinvolge il 7,7% dei ragazzi e l’1,9% delle ragazze. Tuttavia, l’aumento della partecipazione femminile impone di superare una rappresentazione parziale del fenomeno: la ludopatia non ha un solo volto e non si manifesta necessariamente in una sala scommesse.

Le forme più diffuse della ludopatia 

Tra le adolescenti, il prodotto più utilizzato è il gratta e vinci. Sempre secondo ESPAD Italia, il 77,6% delle ragazze che hanno giocato nell’ultimo anno dichiara di aver utilizzato questa modalità; seguono, poi, bingo e lotterie. Mentre tra i ragazzi risultano più frequenti le scommesse sportive, il poker, le slot machine e le videolottery.

La differenza non riguarda soltanto le preferenze, ma anche la percezione sociale del comportamento. Un gratta e vinci acquistato in tabaccheria può essere considerato un gesto occasionale e innocuo, mentre una scommessa sportiva viene più facilmente riconosciuta come gioco d’azzardo. In realtà, il rischio dipende dalla frequenza, dal denaro speso, dalla perdita di controllo e dal significato che il gioco assume nella vita della persona.

Per alcune donne il gioco può diventare una risposta alla solitudine, allo stress, a difficoltà economiche o a situazioni di sofferenza psicologica. Non si tratta di un rapporto automatico di causa-effetto, ma di una possibile modalità di fuga e/o di compensazione. Il problema può restare a lungo nascosto, soprattutto quando si gioca in casa o attraverso il telefono.

La diffusione degli smartphone ha reso il gioco accessibile in ogni momento della giornata. Non è più necessario recarsi in una sala o in una tabaccheria: bastano una connessione Internet e una carta di pagamento. Secondo ESPAD Italia 2023, l’11% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha giocato d’azzardo online nell’ultimo anno: il 14,9% dei ragazzi e l’8,5% delle ragazze. Lo smartphone è lo strumento principale, utilizzato dal 78,3% dei giovani giocatori online.

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Gratta e vinci – Immagine presa da Shutterstock ID 1477462202/ Robson90

La ludopatia ricade su salute mentale, relazione, famiglia e sul fronte finanziario 

Le ripercussioni sulla salute mentale sono pesanti. Chi sviluppa una dipendenza da gioco (e, quindi, una ludopatia) presenta tassi più elevati di ansia, depressione e disturbi del sonno; nei casi più gravi, il legame con il comportamento suicidario è documentato e sottostimato. In Italia, ricerche condotte su dati sanitari (studio, condotto sull’area metropolitana di Bologna tra il 2009 e il 2019) mostrano che le persone con diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo accedono al pronto soccorso per tentativi di suicidio con frequenza maggiore rispetto alla popolazione generale. Per le donne, questo rischio è spesso aggravato dalla vergogna e dalla paura di essere giudicate “madri indegne” o “mogli fallite”, fattori che ritardano la richiesta di aiuto, isolandosi ulteriormente.

Un altro aspetto emergente riguarda le relazioni di coppia. Il gioco problematico si associa a un aumento dei conflitti coniugali, della violenza domestica e delle separazioni: i tassi di divorzio tra chi soffre di ludopatia sono fino a tre volte superiori alla media. Quando è la donna a giocare, lo stigma sociale può essere ancora più forte, e la dipendenza viene spesso letta come un “tradimento” del ruolo di cura che la società si aspetta da lei. 

Dal punto di vista economico, il gioco d’azzardo problematico non è solo una questione di bilancio domestico: è un fattore di impoverimento strutturale. Famiglie intere si trovano a dover affrontare pignoramenti, prestiti non rimborsati, vendite di beni personali e, in alcuni casi, ricorso a usura o attività illegali per coprire le perdite. Per le donne, spesso già svantaggiate sul mercato del lavoro o con redditi più bassi, questo significa ricadere in povertà o dipendenza economica dal partner, con effetti duraturi sulla propria autonomia e su quella dei figli. 

Affrontare la ludopatia femminile, dunque, non significa solo parlare di slot e gratta e vinci: significa riconoscere una dipendenza che consuma relazioni, salute e futuro, richiedendo risposte (sanitarie, sociali, economiche) capaci di intercettare il problema prima che diventi irreversibile.

Il peso dello stigma

Uno degli aspetti più delicati riguarda il ritardo con cui le donne possono chiedere aiuto. Vergogna, paura del giudizio, responsabilità familiari e dipendenza economica possono rendere difficile riconoscere il problema e rivolgersi ai servizi. Inoltre, molte giocatrici non si identificano nell’immagine tradizionale della persona dipendente, associata soprattutto a un uomo che frequenta una sala slot.

Il rapporto IPSAD 2022 del CNR evidenzia una scarsa conoscenza dei servizi territoriali dedicati alle dipendenze: circa otto italiani su dieci dichiarano di essere poco o per nulla informati sulle modalità di accesso. La mancanza di informazioni può ritardare l’intervento, soprattutto quando il gioco viene praticato in solitudine e le perdite vengono nascoste ai familiari. Per questa ragione la prevenzione alla ludopatia dovrebbe adottare una prospettiva di genere senza creare nuovi stereotipi. Servono campagne rivolte anche alle ragazze e alle donne, programmi di educazione finanziaria e digitale nelle scuole, maggiore trasparenza sulle probabilità di vincita e informazioni chiare sui rischi delle loot box e del gioco online.

La crescita del gioco femminile non significa che uomini e donne vivano la dipendenza nello stesso modo. Significa, piuttosto, che il fenomeno deve essere osservato nella sua complessità. Il gioco d’azzardo può entrare nella vita quotidiana attraverso un gratta e vinci, una scommessa sul telefono o una ricompensa virtuale. Riconoscere per tempo i segnali di rischio è essenziale per evitare che un’abitudine apparentemente innocua si trasformi in una dipendenza.

 

Foto presa da Shutterstock: ID 2500265973/ pmvfoto

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