Sisma 2016 10 anni dopo: la sfida per costruire il futuro delle comunità appenniniche

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24 agosto 2016 – 24 agosto 2026. Sono trascorsi dieci anni da quella notte tremenda e spaventosa che alle 3:36 sconquassò il Centro Italia. Un sisma di magnitudo 6.0 causò distruzione, morte e lunghi mesi di paura e terrore nei territori appenninici di Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria.

Amatrice fu il comune italiano che registrò più vittime. Ben 237 suoi cittadini persero la vita a causa della violenza del sisma. Il funesto numero salì presto fino a 299 con i decessi di Accumoli, epicentro della prima scossa, e Arquata del Tronto, località montana in provincia di Ascoli Piceno. Ma ad essere interessata dallo sciame sismico, che il successivo 30 ottobre fece tremare la terra con una forza di magnitudo 6.5 (epicentro tra Norcia e Preci), fu un’area di circa 8.000 chilometri quadrati. 

Sisma 2016: come procede la ricostruzione?

A dieci anni da quella notte, è tempo di bilanci. Il terremoto ha inferto ferite profonde che, lentamente, si stanno rimarginando. La ricostruzione prosegue. Non eliminerà le cicatrici, ma cercherà di donare dignità a dei territori in cui vivono oltre mezzo milione di persone. Dopo aver superato il periodo più duro del covid e sollevati tanti intoppi burocratici, la macchina organizzativa e operativa ha cambiato passo.

Negli ultimi 3 anni, la tanto agognata accelerazione c’è stata, anche se, stando alle parole del commissario straordinario per il sisma 2016, il senatore Guido Castelli, la strada è molto lunga. Per completare il lavoro e rigenerare infrastrutture, edifici pubblici e privati, spazi e comunità, come riferito a Repubblica dallo stesso commissario, serviranno altri 9 anni

Il rapporto sisma 2016 non è un bollettino o una cronistoria di interventi effettuati o ancora da svolgere. E’ un report pubblico che diventa testimonianza e che narra difetti e pregi di un sistema Paese che ha una visione, ma che fa tanta fatica ad attuarla, poiché non riesce a viaggiare ad una velocità di crociera costante o consona alle sue potenzialità.

Sisma 2016 10 anni dopo: tra ricostruzione e costruzione del futuro
Uno scorcio di Amatrice dopo la scossa del 24 agosto 2016 (Foto Shutterstock)

La situazione abitativa

Se a distanza di 6 anni dalla prima scossa erano oltre 14 mila i nuclei familiari che vivevano lontano dalle loro case, nel 2026 a ricevere ancora assistenza abitativa sono 8.759 famiglie. Di queste, 5.796 beneficiano di un contributo per il disagio abitativo, un sostegno economico mensile erogato dallo Stato per aiutare chi ha una dimora inagibile, distrutta o gravemente danneggiata a causa del sisma, mentre 2.267 ancora vivono nelle soluzioni abitative in emergenza, le cosiddette “casette”. Sono 696, invece, i nuclei familiari che ricevono altre tipologie di assistenza abitativa.

Complessivamente, negli ultimi 4 anni 5.452 famiglie hanno potuto fare ritorno a casa. 

Cantieri ancora aperti, quelli conclusi e quelli in ritardo

La ricostruzione privata prosegue. Le risorse concesse ammontano a 12,59 miliardi di euro, mentre quelle effettivamente liquidate si attestano ad 8 miliardi di euro (il 69% dell’importo è stato erogato dopo il 2023). I cantieri ancora aperti sono 8.393. 14.968, pari al 64,1% dei 23.361 autorizzati, hanno invece completato il loro operato.

Sul fronte della ricostruzione pubblica, poi, il 98% dei 3.667 interventi previsti, per i quali sono stati stanziati 4,85 miliardi, sono stati sbloccati. Per il triennio 2027-2029, il Governo ha messo sul piatto ulteriori 1,2 miliardi. Risorse fresche che potranno rivelarsi un ulteriore boost per intervenire in quei cantieri che palesano un forte ritardo. Fra questi, ci sono soprattutto le scuole, luoghi di educazione, cultura, crescita umana, socialità e aggregazione. Il rapporto sisma evidenzia che, al 31 maggio 2026, su 459 interventi programmati sono stati autorizzati 197 ordini di attivazione. Rispetto al 2025, i lavori edili per consegnare agli studenti le loro classi sono aumentati del 57,6%.

Ricostruzione, prevenzione e innovazione

Ad Amatrice, Norcia, Arquata, Camerino, Castelluccio e in tutte le altre città del cratere segnate profondamente dal sisma del 2016 ricostruzione fa rima con prevenzione ed innovazione. Gli interventi e i progetti di ristrutturazione, riparazione e messa in sicurezza rispondono alle esigenze di un’area sismica. Allo stesso tempo, rispettano la storia di questi luoghi e i più moderni dettami delle scienze ingegneristiche in materia di resistenza ad una scossa sismica.

L’intero borgo di Castelluccio verrà isolato sismicamente grazie ad una piastra che sosterrà l’abitato. I 300 isolatori sismici su cui poggerà la gigantesca piastra non modificheranno la fisionomia di uno dei luoghi simbolo dei Sibillini. Un’opera altamente complessa verrà realizzata anche ad Arquata. Nella località marchigiana, non verrà ricostruito solo il centro storico, ma sarà messa in sicurezza e stabilizzata anche l’intera collina su cui sorge il comune. Interventi per prevenire il dissesto idrogeologico saranno completati anche a Castelsantangelo sul Nera, un altro piccolo comune montano marchigiano. 

Sisma 2016 10 anni dopo: tra ricostruzione e costruzione del futuro
Una veduta aerea di Castelluccio di Norcia (Foto Shutterstock)

Sisma 2016: oltre il bilancio. La vera sfida per il futuro

La vera sfida, come ha ricordato UNCEM Marche, l’unione nazionale di comuni, comunità ed enti montani marchigiani, sarà proprio quella di legare la ricostruzione alla sicurezza del territorio. Il presidente Giuseppe Amici ha ricordato ad autorità e istituzioni che frane, instabilità dei versanti e dissesti aggravati dalla sequenza sismica continuano a condizionare abitanti, infrastrutture e collegamenti. “Intervenire sui dissesti sismo-indotti”, ha spiegato in una nota ufficiale, “significa proteggere le comunità, rendere possibili i cantieri e garantire durata agli investimenti realizzati. La prevenzione deve diventare parte strutturale della ricostruzione”.

In occasione del decennale, UNCEM Marche ha pure sottolineato la centralità dei servizi essenziali, ma anche l’esigenza di affrontare di petto questioni centrali per tutto l’Appennino: dallo spopolamento all’invecchiamento dei residenti, passando per le minori opportunità per giovani, famiglie e imprese. Tematiche che superano il novero di edifici ricostruiti e consegnati alle comunità per abbracciare logiche più complesse. Su tutte c’è la capacità di costruire futuro, ovvero contare tra dieci o vent’anni, come ricorda Amici, quante persone avranno ancora scelto di vivere, lavorare, mettere su famiglia e investire in questi territori.  

L’obiettivo, come riportato nel rapporto sisma 2016, è quello di garantire il diritto a rimanere. Però, bisogna fare in fretta. Il rischio è che, mentre le buone intenzioni vengono messe nero su bianco, in report, articoli o pagine web, i cittadini perdano fiducia nelle istituzioni e nel domani. 

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