Quanto si vive bene in Italia? Non è una domanda semplice, perché il benessere non si esaurisce nei numeri del PIL o nei dati sull’occupazione. Vivere bene significa poter contare su buoni servizi, respirare aria pulita, avere un lavoro stabile, sentirsi sicuri, partecipare alla vita della comunità, avere tempo per sé e fiducia nel futuro.
Per misurare tutto questo, l’Istat da anni porta avanti un progetto ambizioso: il BES – Benessere Equo e Sostenibile, una bussola che aiuta a leggere la qualità della vita in modo più completo, andando oltre le statistiche economiche. E, più recentemente, il BES ha messo radici sul territorio: con il Bes dei Territori (BesT), l’Istat racconta come cambia il benessere nelle province e nelle città italiane, fotografando le differenze e le potenzialità di ciascun luogo.
Oltre la crescita economica, la qualità della vita
Per decenni la ricchezza di un Paese è stata misurata attraverso la sua crescita economica. Ma un’economia in salute non significa per forza una società più felice o più giusta.
Il BES ribalta questa prospettiva: combina indicatori economici, sociali, ambientali e culturali, cercando di rispondere a una domanda più autentica: come vivono davvero le persone?
Con il Bes dei Territori, questa analisi si fa più vicina alla realtà quotidiana. Le 107 province e città metropolitane italiane vengono osservate attraverso oltre 60 indicatori, che vanno dalla salute all’istruzione, dall’ambiente all’innovazione, fino alla qualità dei servizi pubblici.
Un insieme di dati che, letti insieme, restituiscono un ritratto sfaccettato dell’Italia: non più solo Nord e Sud, ma territori con storie, risorse e fragilità diverse.
Undici chiavi per leggere il benessere
Nel linguaggio dell’Istat, il benessere si articola in undici “domini”, veri e propri capitoli di un racconto che parla di salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, sicurezza, ambiente, cultura, innovazione e servizi. Non si tratta di concetti astratti, ma di aspetti concreti della vita di tutti i giorni.
C’è il dominio della salute, che considera la speranza di vita, l’accesso alle cure e gli stili di vita.
C’è quello dell’istruzione, che misura non solo i titoli di studio, ma anche le opportunità di apprendimento lungo tutto l’arco della vita. Il lavoro e la possibilità di conciliare i tempi di vita diventano un altro tassello fondamentale, così come la qualità delle relazioni sociali, la partecipazione civica e la fiducia reciproca.
Accanto a questi, il BES guarda anche al paesaggio, al patrimonio culturale e alla qualità dell’ambiente, riconoscendo che la bellezza e la sostenibilità dei luoghi influiscono direttamente sul benessere delle persone. E non manca uno sguardo al futuro, con gli indicatori dedicati all’innovazione, alla ricerca e alla creatività, che raccontano la capacità dei territori di cambiare e adattarsi.

L’Italia a più velocità del BesT
I dati del BesT 2024 raccontano un’Italia a più velocità. Ci sono territori che avanzano in quasi tutti i domini e altri che faticano a tenere il passo. In Puglia, ad esempio, solo un quarto degli indicatori provinciali si colloca nelle fasce di benessere più alte, mentre la media nazionale supera il 40%. In Molise, la dimensione più critica riguarda innovazione e ricerca, dove il 75% degli indicatori resta nelle classi più basse.
Questi numeri, però, non vogliono essere una classifica: servono a capire dove si può migliorare e dove le politiche pubbliche devono intervenire. Ogni provincia ha il suo profilo, i suoi punti di forza, le sue fragilità. L’obiettivo non è “competere”, ma costruire consapevolezza, orientare le scelte, dare valore a ciò che rende un territorio vivibile.
Perché questi indicatori contano
Dietro le tabelle e i grafici del BES si nasconde un’idea semplice ma potente: non si può migliorare ciò che non si misura. Conoscere il livello di benessere dei territori aiuta le amministrazioni locali a progettare interventi mirati, a rendere conto delle scelte politiche, a capire se i servizi funzionano davvero.
Ma aiuta anche i cittadini a orientarsi, a leggere con più consapevolezza la realtà che li circonda e a chiedere politiche più attente alla qualità della vita.
Il BES e il BesT offrono dunque un linguaggio comune per parlare di sviluppo sostenibile e coesione sociale. Un linguaggio fatto di dati, ma anche di significati.
Un racconto che guarda al futuro
Misurare il benessere dei territori non è solo un esercizio statistico: è un modo per capire chi siamo e dove vogliamo andare. Dietro ogni indicatore c’è un volto, una comunità, una quotidianità fatta di scelte, opportunità, limiti e speranze.
L’Istat, con il BES e il BesT, ci offre una fotografia dell’Italia reale: non quella delle medie, ma quella delle differenze. E ci ricorda che il vero progresso non è solo economico: è la capacità di costruire territori in cui vivere bene sia possibile per tutti.


