A tre anni dall’insediamento di Andrea Abodi alla guida del Ministero dello Sport e dei Giovani, è possibile delineare un bilancio complessivo dell’attività svolta e dell’impatto sul sistema sportivo nazionale.
Un bilancio fatto di investimenti senza precedenti, riforme strutturali, un’attenzione costante alle periferie e un approccio che ha cercato di rimettere al centro la funzione sociale dello sport, oltre a quella competitiva.
Non si tratta di un percorso concluso, come più volte lo stesso ministro ha ricordato, ma di una fase intermedia in un progetto più ampio. Tuttavia, i tre anni trascorsi consentono già una lettura chiara delle priorità, delle scelte politiche e delle trasformazioni avviate.
Investimenti complessivi: 2,6 miliardi in tre anni e una programmazione a lungo termine
Il dato più significativo riguarda l’entità delle risorse mobilitate dal Ministero: 2,6 miliardi di euro destinati all’intero comparto sportivo. Un volume di finanziamenti che non trova precedenti recenti e che ha rappresentato un segnale politico chiaro: considerare lo sport non più come settore complementare, ma come infrastruttura strategica del Paese.
Queste risorse sono state distribuite lungo quattro direttrici principali:
- Impiantistica sportiva e rigenerazione urbana – Un miliardo e seicento milioni circa hanno finanziato riqualificazioni, nuove costruzioni, messa in sicurezza e ammodernamento degli impianti. Particolare rilievo è stato dato alle palestre scolastiche, ai centri polifunzionali e alle strutture situate nelle periferie urbane.
- Grandi eventi sportivi – Circa 878 milioni sono stati destinati a manifestazioni nazionali e internazionali: Milano-Cortina 2026, Giochi del Mediterraneo, America’s Cup a Napoli, Giochi della Gioventù e altri eventi strategici per il posizionamento del Paese.
- Politiche giovanili e programmi educativi – Un miliardo e cento milioni sono stati indirizzati ai progetti rivolti ai giovani, con l’obiettivo di favorire inclusione, partecipazione e benessere attraverso lo sport.
- Sostegno allo sport di base e alle ASD/SSD – Numerosi bandi hanno supportato associazioni e società sportive dilettantistiche, riconoscendone il ruolo centrale nel tessuto sociale.
La logica complessiva è stata quella di una programmazione pluriennale, con l’intenzione dichiarata di lasciare un’eredità infrastrutturale e culturale stabile.
Impianti e territori: la centralità della rigenerazione urbana
Una parte consistente delle risorse stanziate è stata indirizzata a contesti urbani fragili, attraverso programmi come Sport e Periferie, interventi nelle aree a rischio e progetti speciali di riqualificazione.
Queste misure hanno risposto a tre obiettivi principali:
- aumentare l’accessibilità allo sport, riducendo le disparità territoriali;
- riqualificare spazi pubblici degradati, restituendo alle comunità luoghi di aggregazione;
- rafforzare il ruolo dello sport come presidio educativo, soprattutto per i giovani.
Molti interventi sono ancora in corso e sarà necessario valutare, nei prossimi anni, la loro effettiva capacità di generare impatto sociale, continuità gestionale e sostenibilità economica.
Grandi eventi: opportunità e responsabilità
In questi tre anni il ministero ha lavorato per posizionare l’Italia come Paese ospitante di grandi eventi sportivi, con l’obiettivo di generare ricadute economiche, occupazionali e infrastrutturali.
Il sostegno a Milano-Cortina 2026 e la preparazione a Euro 2032 rappresentano gli assi principali di questa strategia, accanto a eventi già pianificati come i Giochi del Mediterraneo e quelli della Gioventù.
La linea politica adottata è stata quella di garantire:
- trasparenza nelle procedure,
- sostenibilità degli interventi,
- compatibilità degli investimenti con i benefici attesi.
Resta comunque aperto il dibattito, tipico di tutti i grandi eventi internazionali, sulla reale capacità di questi appuntamenti di produrre lasciti duraturi e misurabili nel medio-lungo periodo.
Il ministero ha insistito sulla necessità di evitare “cattedrali nel deserto”, puntando su opere con utilità pluriennale.
Lo sport dilettantistico come infrastruttura sociale
Uno degli elementi distintivi dell’azione ministeriale è stata la crescente attenzione verso lo sport di base.
Programmi come RiGenerazioni, promossi con Sport e Salute, hanno cercato di coniugare attività fisica, inclusione sociale, contrasto al disagio giovanile e promozione del benessere.
L’approccio adottato ha riconosciuto il ruolo delle associazioni dilettantistiche come realtà educative, comunitarie e spesso sostitutive di servizi sociali carenti.
Il rafforzamento delle ASD/SSD è stato perseguito attraverso:
- bandi dedicati alla partecipazione e all’inclusione,
- contributi per la gestione degli impianti,
- percorsi formativi,
- misure per sostenere la ripartenza post-pandemica,
- progetti con istituti scolastici e reti territoriali.
Queste iniziative hanno contribuito a consolidare uno dei pilastri del sistema sportivo italiano: il volontariato, che resta un elemento imprescindibile ma che necessita di strumenti più stabili e continui.
Innovazione amministrativa e modernizzazione del settore
Sul piano istituzionale, il ministero ha lavorato per rafforzare il coordinamento tra enti, federazioni, regioni e società sportive, con l’obiettivo di rendere il sistema più coerente e meno frammentato.
Tra le principali linee di intervento:
- semplificazione delle procedure per accedere ai finanziamenti;
- maggiore integrazione con Sport e Salute e CONI;
- digitalizzazione dei processi amministrativi;
- monitoraggio dei cantieri e dei progetti finanziati;
- trasparenza nella rendicontazione delle risorse pubbliche.
Riforme che, in parte, hanno già prodotto benefici, anche se restano alcune criticità legate alla disomogeneità territoriale, alla capacità progettuale degli enti locali e alla gestione a lungo termine degli impianti.
Uno sguardo ai prossimi anni
Il ministro Abodi ha più volte affermato che questi tre anni rappresentano “due terzi del percorso”, lasciando intendere che la cornice normativa, infrastrutturale e culturale impostata necessita di continuità per produrre risultati pienamente consolidati.
Le sfide future riguardano:
- la sostenibilità economica degli impianti riqualificati,
- il rafforzamento delle competenze delle società dilettantistiche,
- l’attuazione completa dei progetti per il disagio giovanile,
- la preparazione a Euro 2032,
- il monitoraggio degli investimenti in funzione dei risultati,
- la creazione di una cultura dello sport accessibile e diffusa.
Il bilancio dei tre anni evidenzia un’attività intensa, una quantità di risorse significativa e una visione orientata al lungo periodo. Ma il successo definitivo di questo ciclo di politiche sarà misurato non solo dalla quantità degli investimenti, quanto dalla capacità delle comunità, delle scuole e dei territori di trasformarli in opportunità effettive per cittadini, giovani e associazioni.


