Ansia e pressione sociale: la genZ come reagisce di fronte al fallimento?

Condividi su:

ansia e pressione sociale

L’ansia e la pressione sociale accompagna i giovani della GenZ, rendendo difficile una propria realizzazione e soddisfazione personale. Secondo diversi studi questo pone un problema sulla salute mentale e il benessere della persona. L’Ordine degli Psicologi in Lombardia, il progetto Itaca ETS e il patrocinio del Comune di Milano hanno collaborato per la nuova edizione del Paranoia Festival, ponendo al centro la problematica dell’ansia e pressione sociale nei giovani sotto il tema de “L’eterna Rincorsa”. Eterna Rincorsa al proprio successo, alla propria realizzazione non vede errori, non vuole cambi di rotta e ripensamenti, perché sopraggiunge l’idea del fallimento.

I social media sono la maggiore causa di questa rincorsa al successo secondo un sondaggio effettuato agli studenti delle università milanesi da parte di University Network. Accettare un “sereno fallimento”, secondo Marzia Targhettini, psicologa e psicoterapeuta, rappresentante dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, è la via per la propria crescita personale.

L’eterna rincorsa: ansia e pressione sociale

L’Eterna Rincorsa è il tema centrale del Paranoia Festival 2025 che quest’anno ha voluto promuovere la salute mentale dei ragazzi della GenZ e combattere le condizioni di stress, ansia e pressione sociale che determinano il  percorso di crescita del giovane. Questa crescita è bloccata dal rifiuto di accettare i propri limiti. Fallire, fermarsi, cambiare e ricominciare sono decisioni che non vengono accolte dalla persona, non si contempla l’idea di concedersi una pausa per paura di rimanere indietro. 

Durante il festival, in collaborazione con Il Sole24 ore, si è parlato all’interno di un proprio format chiamato “Stories di insuccesso” di un sereno fallimento, ossia quella condizione di accogliere le imperfezioni, convertendoli in forza per poi proseguire il proprio cammino. Ma quali sono i motivi che spingono i ragazzi ad una continua rincorsa contro il tempo per un successo “inarrivabile”? Secondo una ricerca condotta da University Network su 3.500 studenti delle università milanesi, per il 71% dei ragazzi intervistati i social media sono la causa più frequente di questa ansia e pressione sociale.

È da tener conto che la GenZ (1997-2012 circa) è la prima generazione che ha vissuto pienamente l’era digitale sin dalla propria nascita (formazione digitale nativa). Questo comporta una crescita più complicata, poiché oltre ad avere molteplici distrazioni a causa di vari input dei social, si presenta anche un confronto sociale che genera ansia e pressione sociale amplificato dai social media che mostrano solo una “vetrina” con aspetti idealizzati o filtrati.

Lo stato emotivo della GenZ

Bisogna ricordare che la generazione Z non solo è nativa dell’era digitale, ma ha vissuto anche una pandemia dove la via social, in cui il collegamento online sovrasta le barriere spazio-temporali, era l’unica soluzione per rimanere connessi con il mondoL’uso eccessivo ha portato a dei comportamenti fuori controllo, tra cui disturbi d’ansia e meccanismi di autocontrollo (derivati, ad esempio, dal controllo delle notifiche e dei like). Inoltre, la GenZ è cresciuta in un contesto di iperprotezione (salvo alcuni casi), in cui i social media sono stati una via di fuga dalla realtà e uno strumento di rassicurazione e approvazione continua.

Un fenomeno psicologico derivante dall’utilizzo eccessivo dei social è la FOMO (Fear of Missing Out), ossia quella paura di essere tagliati fuori, generando poi un’ossessione nel rimanere connessi. È un disturbo d’ansia caratterizzato dalla paura di essere esclusi dalla vita sociale come esperienze gratificanti, eventi, incontri a cui altre persone stanno partecipando. La FOMO è legata a bisogni psicologici di appartenenza e connessione sociale inappagati e questo comporta un’estrema necessità di controllare continuamente i social, le interazioni e gli aggiornamenti online per paura di non sentirsi parte del gruppo.

Le emozioni si percepiscono “amplificate”, poiché tra due o più persone avviene un interscambio non solo uditivo ma anche fisico (come espressioni facciali, movimenti del corpo e contatto). Invece, le interazioni online vengono semplificate attraverso dei click, bloccando o sparendo (ghosting)  in determinati casi. Questo genera nell’altra persona un senso di disagio emotivo profondo, scaturendo sentimenti di rabbia, confusione, insicurezza e calo dell’autostima. La mancanza di un confronto diretto rende difficile l’elaborazione delle proprie emozioni. L’interruzione improvvisa di una relazione e la mancanza di risposte lascia una sensazione di vuoto e ferite che col tempo verranno sanate.  

Ansia e pressione sociale: elogio del fallimento

Da una ricerca effettuata da Lumina Foundation and Gallup è stato visto che il 41% degli studenti universitari ha considerato di lasciare il proprio percorso di studi e più della metà ha esposto che il problema è legato alla propria salute mentale e allo stress emotivo (come ansia e pressione sociale). Nelle interviste, inoltre, sono stati analizzati dati (le ragioni) che comprendono sia chi è iscritto ancora all’università sia chi ha abbandonato definitivamente gli studi: la motivazione economica è al primo posto per coloro che hanno lasciato l’università (32%).

ansia e pressione sociale: elogio del fallimento

Tuttavia, la causa dello stress emotivo ha superato la causa del costo economico per chi ancora sta studiando (49%) e di poco sotto per coloro che hanno abbandonato gli studi universitari (31%); al terzo posto ci sono motivazioni di salute mentale personale (41% coloro che studiano e 29% coloro che hanno interrotto).

Oltre alla sofferenza data dallo stress dei propri studi, è presente anche ansia e pressione sociale sul proprio avvenire e la paura di fallire. Il fallimento, all’inizio del XIX secolo, veniva attribuito a situazioni economiche finanziarie. Non si trattava di un fallimento attribuito a mancanze della persona. L’educazione al fallimento è stata trattata come un qualcosa di punitivo, critiche scoraggianti o peggio un fallimento oggettivo vengono considerate come compromissioni della propria crescita personale. Inoltre, è considerato un riflesso dell’inadeguatezza educativa e professionale piuttosto che un motivo di crescita data dall’apprendimento.

Bisogna sensibilizzare i giovani all’accettazione del fallimento, poiché riconoscere i propri errori e il proprio insuccesso conduce la persona verso la strada più adatta e più giusta. Accogliere in modo sereno il fallimento (e anche il successivo cambiamento) è una forte crescita di maturità e consapevolezza personale, semplificando gli ostacoli che si presenteranno. 

“Ogni fallimento è un passo verso il successo. Ogni scoperta di ciò che è falso ci indirizza verso ciò che è vero: ogni prova ci mostra qualche allettante forma di errore. Non solo, quasi nessun tentativo può considerarsi del tutto un fallimento, quasi nessuna teoria, quasi nessun risultato di un pensiero analitico, è del tutto falsa; nessuna forma allettante di errore è priva di un certo fascino latente che nasce dalla Verità”. – W. Whewell 

Ultimi Articoli

Condividi Articolo