Rivoluzione rosa nel mondo del cicloturismo: il 30% dei praticanti è donna 

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Rivoluzione rosa nel mondo del cicloturismo: il 30% dei viaggiatori è donna 

Tutti ricordiamo le note de Il bandito e il campione di Francesco De Gregori. Quella canzone ci riporta a una sfida tra uomini, fatta di polvere e fatica tra Sante Pollastri e Costante Girardengo. Ma oggi le cose sono cambiate: se guardiamo le strade e i sentieri d’Italia, scopriamo che il vero protagonista di questa avventura a pedali, in questo caso parliamo di cicloturismo, è spesso una donna.

In questa nuova storia, il “campione” ha i capelli raccolti sotto il casco e non corre per vincere una medaglia, ma per godersi la libertà del viaggio. È lei la figura centrale del racconto: una donna che pedala per fuggire dai vecchi schemi e conquistare il proprio spazio.

I dati più recenti confermano che non si tratta di una suggestione poetica, ma di una solida realtà economica e sociale. Secondo il rapporto “Viaggiare con la bici 2025” realizzato da Isnart e Legambiente, il cicloturismo in Italia sta vivendo una vera e propria “rivoluzione rosa“.

L’identikit di questa nuova figura

Le donne rappresentano ormai circa il 30% degli appassionati (per l’esattezza il 29,7% nel 2024), una quota in costante ascesa che sta trasformando il volto del turismo attivo nel nostro Paese. Non sono più semplici accompagnatrici, ma vere e proprie decision maker (definite così nel rapporto) che pianificano itinerari, scelgono destinazioni e trascinano il mercato verso standard qualitativi decisamente più elevati.

L’identikit della cicloturista italiana è chiaro: una donna di età compresa tra i 30 e i 55 anni, con un livello di istruzione medio-alto, spesso professionista o lavoratrice autonoma. È una viaggiatrice consapevole, che rifugge il turismo di massa per cercare il benessere, il contatto con la natura e l’immersione culturale nei borghi

Predilige tappe giornaliere che variano tra i 30 e i 60 chilometri e non disdegna l’aiuto della tecnologia: l’ampio uso delle e-bike ha infatti abbattuto le barriere fisiche, permettendo a molte neofite di affrontare percorsi un tempo considerati proibitivi.

“Puntare sul cicloturismo femminile per noi è sempre stato importantissimo: per una donna, fare un viaggio in bicicletta significa scoprire quanto puoi contare su te stessa e sul mondo intorno”, spiega Pinar Pinzuti, direttrice della Fiera del Cicloturismo e ambasciatrice dell’iniziativa Women in Cycling

“Imparare a muoversi in autonomia significa rompere barriere culturali e paure che spesso limitano la nostra libertà. La bici diventa così uno strumento di indipendenza che ci permette di esplorare senza aspettare il permesso di nessuno”.

La geografia del cambiamento: dai borghi toscani ai parchi della Calabria

Questa ricerca di autonomia si riflette nella scelta degli itinerari. Se è vero che le donne pedalano ovunque, alcune ciclovie mostrano percentuali di frequentazione femminile sorprendenti. In Toscana, lungo la Ciclovia dei Castelli, la presenza “rosa” tocca punte del 63%, mentre sulla ciclovia Arenzano-Varazze in Liguria si attesta al 43,1%

Anche il Sud risponde con vigore: la Ciclovia dei Parchi in Calabria registra un 41,4% di cicloturiste, attratte da percorsi che combinano la sicurezza stradale alla bellezza selvaggia dei paesaggi.

La sicurezza, infatti, resta il fattore discriminante. Le cicloturiste prediligono percorsi protetti, lontani dal traffico motorizzato e dotati di una logistica semplificata. Un esempio è la Treviso-Ostiglia in Veneto, la prima ciclovia al mondo certificata Gstc (Global Sustainable Tourism Council) per la sua sostenibilità. 

Con i suoi 110 chilometri realizzati (su 118 previsti), pianeggianti e immersi nel verde dell’ex ferrovia militare, è considerata la scelta ideale per chi vuole iniziare. Altrettanto amata è la Ciclovia Pedemontana in Friuli Venezia Giulia, dove un viaggiatore su tre è donna. Qui, l’intermodalità con il treno permette di accorciare le tappe in caso di maltempo o stanchezza, offrendo una rete di protezione fondamentale per chi viaggia in solitaria o in piccoli gruppi.

Sicurezza e autonomia: la bici come strumento di conquista dello spazio

Il fenomeno ha trovato il suo momento di massima celebrazione alla Fiera del Cicloturismo, andata in scena a Padova dal 27 al 29 marzo 2026. L’evento ha messo al centro proprio le storie di diverse cicliste. Si è parlato di viaggi estremi, come quelli di Monica Consolini che ha percorso oltre 31.000 chilometri tra Asia e Americhe, ma anche di cicloturismo familiare con Silvia Camon, che attraverso il progetto Ride with Nina racconta come viaggiare con bambini piccoli non sia un limite, ma una nuova opportunità di scoperta.

C’è poi un aspetto di cura e consapevolezza tecnica che sta emergendo con forza. Non si pedala più “per caso”, ma con una crescente attenzione alla biomeccanica e al benessere fisico. Paola Paonessa, esperta del settore, sottolinea spesso come la postura e il comfort in sella siano essenziali, specialmente per l’anatomia femminile, per trasformare la fatica in puro piacere.

Il cicloturismo femminile è dunque molto più di un trend passeggero. È un movimento che spinge le amministrazioni a investire in infrastrutture sicure e i tour operator a offrire servizi specifici, come il trasporto bagagli o il noleggio di mezzi di alta gamma. È un modo di “occupare lo spazio“, come dice la Pinzuti, che restituisce alle donne il diritto all’avventura e alla scoperta solitaria o condivisa.

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