Le cronache sportive spesso ritraggono il collasso in campo come tragedia irreversibile. “Nel cuore dei campioni” di Cristina Pasqualetto, specialista in cardiologia dello sport e autrice del libro, capovolge questa narrazione, raccontando come l’immediatezza degli interventi, la medicina e la resilienza personale possano trasformare un evento drammatico in una seconda possibilità. Presentato il 18 giugno presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, il libro esplora l’impatto medico, psicologico e sociale delle cardiopatie nello sport, aprendo un dibattito necessario su prevenzione, comunicazione e reinserimento, attraverso storie vere raccontate dalla scrittrice.
Indice articolo
“Nel cuore dei campioni”: il lieto fine è possibile
Quando le immagini di un giovane accasciato sul campo compaiono sui giornali, la paura prende subito il sopravvento. Ma tra le pagine de “Nel cuore dei campioni” emergono racconti che mostrano il rovescio della medaglia: atleti e sportivi che, grazie a diagnosi tempestive, cure adeguate e percorsi di riabilitazione, hanno ritrovato una vita normale e, in alcuni casi, una nuova identità.
La storia di Filippo è tra queste, afferma nell’intervista la Pasqualetto: “All’epoca dei fatti aveva 13 anni, è la storia che colpisce un po’ tutti quando ci troviamo di fronte alle notizie sul giornale del giovane che va in arresto cardiaco nel campo da calcio. Per fortuna, la storia di Filippo ha, invece, un lieto fine, perché lui da quell’arresto cardiaco è riuscito a salvarsi; si è salvato grazie al suo allenatore che ha chiamato i soccorsi in maniera tempestiva permettendogli di salvargli la vita e ad un cuore nuovo”.
“Questa storia è quella a cui sono più affezionata”, aggiunge Cristina Pasqualetto. Filippo collassa, l’allenatore chiama i soccorsi. L’intervento è rapido. In seguito, avviene un trapianto cardiaco. La narrazione non si ferma al dramma, ma racconta la strada verso la guarigione, il ritorno alla quotidianità, e la possibilità di ricostruire un’identità ferita.
Nel cuore dei campioni è una testimonianza che parla a chiunque pratichi uno sport e la finalità di questo libro è dare speranza a chi affronta queste situazioni: “In realtà, non riguarda solo gli sportivi, non riguarda solo gli atleti d’elite, riguarda un po’ tutte le persone che praticano uno sport e soprattutto le fasce di età adulta e che spesso si trovano a dover affrontare questa diagnosi di cardiopatia e perdono quello che è un po’ il loro punto di riferimento. E quindi volevo dare loro la possibilità di riconoscersi in queste storie e di vedere che un lieto fine può esistere”.

Un’identità persa equivale ad un lutto
Per molte persone, ricevere la diagnosi di una cardiopatia è un dolore che somiglia ad un lutto: “Il modo con cui spesso lo vivono è paragonabile ad un lutto e ne abbiamo parlato anche con delle colleghe di psicologia dello sport che si occupano direttamente di questo”, dichiara la scrittrice. La perdita non è solo fisica, è la perdita di un ruolo, di una pratica che definiva una parte profonda dell’identità. Per chi ha sempre trovato nell’attività fisica un punto di riferimento, la sospensione o la modifica definitiva di quella pratica può rappresentare la fine di una parte di se stessi.
Da qui nasce una richiesta di cambiamento nel modo in cui i professionisti comunicano la diagnosi. Pasqualetto invita operatori sanitari e giornalisti a considerare la dimensione psicologica accanto a quella clinica. Comunicare non significa solo trasmettere dati e prescrizioni: significa aiutare la persona a comprendere il cambiamento, a elaborare la perdita e a intravedere percorsi alternativi per mantenere la pratica sportiva e il senso di comunità.
“Nel cuore dei campioni”: il messaggio di Cristina Pasqualetto
Il cuore del messaggio della Pasqualetto è la speranza concreta. Attraverso programmi di rieducazione fisica adattata e supporto psicologico, molti pazienti riescono a mantenere lo sport nella loro vita, seppure con modalità diverse. Questo processo non è una resa alla limitazione, ma un percorso attivo di riconquista anche per una propria identità: imparare nuovi limiti, sviluppare nuove abitudini: “Quello che cerco di trasmettere a loro è la possibilità di immaginare un futuro in cui lo sport che hanno scelto non deve necessariamente essere abbandonato, ma può essere rivisto sotto un’altra formula e in qualche modo trasformato”.
Nel cuore dei campioni documenta come percorsi strutturati di riabilitazione cardiologica e sportiva possano restituire ai pazienti fiducia e competenze. Per alcuni significa tornare a pratiche amatoriali; per altri, adattare la propria passione in forme nuove. In ogni caso, la rieducazione diventa lo strumento che permette di trasformare una diagnosi in un’opportunità di rinascita.
Inoltre, non bisogna smettere di fare sport, ricorda la dottoressa: “Quello che noi vogliamo combattere e trasmettere è proprio la possibilità di dire che l’esercizio fisico deve fare parte della vita, anche a scopo terapeutico, perché è fondamentale. Bisogna trovare il modo insieme, una maniera diversa di fare sport rispetto a com’era precedentemente”.







