Controlli, disinformazione e iniziative: il fenomeno doping nel 2024

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Controlli, disinformazione e iniziative: il fenomeno doping nel 2024

“Per vincere non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita”: sono le parole pronunciate da un’icona come l’ex campione olimpico Pietro Mennea, scolpite nella memoria di ogni sportivo, dal più giovane al più esperto.

La citazione della “Freccia del Sud”, insieme a valori fondamentali come la lealtà, la passione e il rispetto per l’avversario, rappresenta il cuore pulsante dello sport. Eppure, questi principi sono oggi messi a dura prova da una minaccia sempre più insidiosa: il doping.

L’uso di sostanze proibite ad oggi non riguarda più solo i casi clamorosi legati alle Olimpiadi o agli sportivi più celebri. Le statistiche mondiali continuano a lanciare l’allarme, rivelando una battaglia senza fine contro chi cerca di trionfare con l’inganno, in qualsiasi sport e categoria.

Sandro Donati, autore di “Campioni senza valore“, denuncia da tempo che sono decine di milioni gli atleti, dilettanti e professionisti, che assumono sostanze stimolanti

Nonostante la vigilanza esercitata dallAgenzia Mondiale Antidoping (WADA), il fenomeno è ancora difficile da sconfiggere. Per esempio, anche gli espedienti usati per aggirare i test contribuiscono a rendere il problema ancora più complesso.

Quasi 10.000 Controlli nel 2024: il lavoro di NADO Italia

La lotta al doping in Italia si è fatta più intensa che mai nel 2024, grazie all’impegno di NADO Italia, l’Organizzazione Nazionale Antidoping.

L’attività di controllo antidoping è stata accurata, con un totale di 9.748 campioni biologici prelevati da 5.406 atleti in ben 142 discipline sportive. 

Di questi, una quota significativa, il 68%, è stata effettuata fuori competizione (OoC), una strategia mirata basata sull’analisi del rischio. L’attenzione è stata focalizzata in particolare sulle fasce d’età considerate a maggiore rischio: ben il 78% degli atleti sottoposti a controllo rientra tra i 18 e i 33 anni (il 37% tra 18-24 e il 41% tra 25-33). I minori di 18 anni hanno invece rappresentato il 5% dei controlli, mentre le fasce più mature (34-42 anni e oltre 42 anni) hanno costituito rispettivamente l’11% e il 6%.

Questa vasta operazione ha portato alla rilevazione di 85 casi di positività, con l’immediato avvio dei procedimenti disciplinari da parte della Procura Nazionale Antidoping (PNA). 

Analizzando i dati per disciplina, il calcio si conferma lo sport con il maggior numero di controlli complessivi, raggiungendo quota 2.350. Seguono il ciclismo su strada con 844 controlli, l’atletica leggera (lunga distanza 3000m o superiore) con 467, la pallacanestro con 268 e il canottaggio con 234. Particolarmente allarmante è il dato proveniente dalla Federazione Ciclistica Italiana (FCI), che registra il numero più elevato di esiti analitici avversi dettagliati, con 32 casi elencati. Altre federazioni con casi specifici includono la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) con 3 casi.

Per quanto riguarda le sostanze proibite, gli agenti anabolizzanti sono stati i più diffusi, con 33 casi (tra cui Testosterone, ostarina e l’ormai famigerato Clostebol), seguiti dagli ormoni peptidici, fattori di crescita e sostanze correlate, con 28 casi, tra cui spiccano le 22 rilevazioni di eritropoietina ricombinante (EPO).

Il presidente di NADO Italia, Fabio Pigozzi, ha sottolineato: “Con 9.748 analisi, siamo al quinto posto nel mondo, al primo posto se consideriamo la popolazione. Siamo in pole.” Un dato che testimonia l’intensità dei controlli, resi possibili anche da un’attenta attività di intelligence.

Tuttavia, mentre l’attenzione mediatica e la maggior parte dei controlli si concentrano sui professionisti e sulle élite, emerge parallelamente un universo sorprendente dove il doping sta prendendo sempre più piede: quello dello sport dilettantistico

(Dati Statista del 2022 rivelano come l’atletica sia stata la disciplina più colpita a livello globale, con 298 casi).

Un fenomeno particolarmente allarmante e in crescita riguarda gli atleti over 35 in Italia, individui che, pur non inseguendo la gloria olimpica o contratti milionari, sembrano sempre più disposti a compromettere la propria salute e l’etica sportiva nel tentativo di sfidare l’invecchiamento o di primeggiare a ogni costo.

Dati preoccupanti emergono: gli over 35 sono più permissivi verso il doping

Dati del progetto No doping 4 master, promosso dall’Università LUMSA e sostenuto dal Ministero della Salute, hanno voluto mostrare le conoscenze e le attitudini sul doping degli sportivi master over 35.

È stato effettuato uno studio basato sulla somministrazione di un questionario a 3000 sportivi, di cui 400 donne e 2600 uomini, nella fascia di età over 35 sulla dipendenza da sostanze dopanti nello sport e sul loro utilizzo.

Alle domande hanno risposto maggiormente gli atleti che praticano golf – poco meno di 2000 adesioni -, seguiti dagli sportivi del ciclismo con circa 600 aderenze. Inoltre, il 73% di coloro che praticano golf sono risultati meno permissivi sulla possibilità di prendere sostanze illegali rispetto al 69% degli atleti di altre discipline sportive.

Il 90,4% è contrario all’impiego di sostanze illegali, ma se assunte per migliorare la prestazione sportiva il 76,7% ha un atteggiamento più permissivo. 

Infatti, tra gli over 35, chi ha espresso una maggiore accondiscendenza a tale abitudine sono gli over 70 (12%).

Gli over 70 sono più aperti a tale utilizzo non solo per un fattore di rendimento sportivo, ma anche per quanto riguarda il miglioramento estetico (11%). Tuttavia, sulle differenze di genere, le donne sono le più predisposte all’assunzione di sostanze dopanti per motivi prettamente estetici. Il genere femminile infatti rientra nel 10%, rispetto a quello maschile che è il 9%.

È stato notato un divario tra gli sportivi amatoriali e professionisti per quanto riguarda l’utilizzo di tale pratica per migliorare la prestazione sportiva: gli amatoriali positivi al doping sono il 9%; invece, i professionisti si attestano al 6%.

La disinformazione è la causa principale di quest’ultimo dato trattato. Gli sportivi amatoriali non sono informati o vogliono rimanere all’oscuro sugli effetti dei farmaci proibiti e sui controlli antidoping, arrivando al 60% rispetto al 48% degli sportivi professionisti.

Le iniziative per contrastare il fenomeno del doping 

A tal proposito l’Università LUMSA ha aperto le iscrizioni per il progetto “No doping 4 Master”, programma formativo e informativo online per la tutela della salute degli atleti master over 35

È stato constatato come questi sportivi, per motivi legati ad un calo prestazionale dovuto all’età e ad una scarsa consapevolezza del rischio del doping, sono coloro che fanno più uso di pratiche dopanti.

Il corso si rivolge non solo ad ad atleti, ma anche ad allenatori e dirigenti che lavorano all’interno del mondo sportivo. Gli obiettivi di “No doping 4 Master” sono molteplici: spaziano dal creare una cultura della legalità al fornire tutte le dovute informazioni sui principali organismi di lotta al doping (come NADO Italia, WADA e altri), passando per la presentazione delle analisi sull’insorgenza dei casi e su tutti gli aspetti di un fenomeno che ha risvolti legali, medici e psicologici. 

Al termine della didattica il discente avrà maturato una conoscenza delle sostanze dopanti, degli strumenti per riconoscerle e una sensibilità che gli permetterà di tramandare all’interno del suo contesto il potere dello “sport pulito”.

Nel modulo del corso formativo verranno affrontate tematiche come: dal “Doping: tra mito, realtà e prevenzione” e “Doping e sostanze proibite: quali, dove e perché?” al “Cosa sono davvero gli integratori alimentari? Quando servono? Sono sempre sicuri?”, fino a “La legge italiana sul doping” e “Gli enti coinvolti sul fenomeno”. Una conoscenza del fenomeno, e non solo, a 360 gradi, fornendo gli strumenti per creare consapevolezza di una piaga sociale per prevenire che l’assunzione di sostanze illecite continui.

Nel panorama della lotta al doping, non solo le istituzioni accademiche come la LUMSA, ma anche realtà di grande rilievo nazionale stanno scendendo in campo con iniziative concrete. Tra queste, spicca la collaborazione tra la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e Federfarma, che hanno unito le forze nel progetto “Insieme contro il doping”. L’obiettivo è chiaro: promuovere la salute e combattere l’uso di sostanze proibite nello sport.

Questa iniziativa strategica prevede la formazione dei farmacisti da parte di esperti di spicco della Commissione Antidoping della FIGC e di NADO Italia. I corsi approfondiranno tematiche cruciali come il doping consapevole e inconsapevole (fondamentale per affrontare il rischio che farmaci di uso comune possano contenere sostanze vietate) e l’importanza cruciale di affidarsi esclusivamente a integratori sportivi certificati e provenienti da canali ufficiali.

Articolo a cura di Matteo Perito e Matilde Carducci

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