Fin da piccoli, ci hanno sempre detto che mantenere una postura corretta fosse fondamentale. Ci raccomandavano di sederci dritti, di non curvare la schiena, perché era “un bene per il nostro futuro“. Sembrava un consiglio banale, eppure, crescendo ci rendiamo conto che quel suggerimento non era affatto insignificante.
A oggi la lombosciatalgia non è più solo un fastidio, ma un’autentica emergenza globale che affligge circa 8 milioni di italiani, il 40% della popolazione adulta di età compresa tra i 30 e i 50 anni. L’impatto socio-economico è devastante e si estende dalla salute individuale alla produttività dell’intero Paese.
Il tema è stato al centro del convegno ‘Lombosciatalgia: emergenza globale’, tenutosi alla Camera dei Deputati lo scorso 3 luglio e promosso dall’Associazione Nazionale Garante Giustizia e Sanità (ANGGS) e dal neurochirurgo di fama internazionale Alberto Alexandre (fondatore e direttore sanitario di EU.N.I – European Neurosurgical Institute di Treviso).
L’evento ha riunito i maggiori specialisti del settore, insieme a rappresentanti dei Ministeri della Salute e del Lavoro e delle Politiche Sociali, per affrontare un problema che necessita di risposte urgenti e innovative.
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Un modello innovativo per ridurre costi e sofferenze
Durante il convegno, è stato presentato un modello innovativo di prevenzione, diagnosi accurata e cure mininvasive (una serie di tecniche chirurgiche che mirano a ridurre al minimo l’impatto di un intervento), con l’obiettivo di migliorare la risposta ai pazienti e ridurre la spesa sanitaria. L’iniziativa prende spunto dalle esperienze positive condotte all’ospedale di Lodi e nella struttura di Villa Erbosa a Bologna, collegate all’Istituto Ortopedico Rizzoli.
Il dottor Alexandre, che ha sviluppato questo approccio all’ospedale milanese, in collaborazione con il professor Piergiorgio Spaggiari, ha evidenziato come l’applicazione di questo modello abbia portato a una riduzione del 15% dei pazienti indirizzati a chirurgia demolitiva maggiore, grazie all’adozione di nuovi approcci conservativi.
“Questo risultato è stato raggiunto implementando il filtro dato dall’accuratezza della diagnosi, da cui dipende l’appropriatezza della cura, per poi andare a individuare il trattamento più efficace ma meno invasivo per affrontare la patologia del paziente,” ha spiegato il dottor Alexandre.
Nel reparto di Lodi, sono stati altresì intensificati trattamenti moderni e minimamente invasivi come la neurolisi endoscopica e l’ozonoterapia, che hanno permesso a molti di pazienti di alleviare la lombosciatalgia, recuperando così il benessere in modo da poter tornare a lavorare.
Benefici economici e sociali del nuovo approccio
Il “modello-Lodi”, applicato con successo anche a Villa Erbosa, ha dimostrato un risparmio considerevole sia nel recupero della salute dei pazienti sia nella gestione della spesa sanitaria. Questo approccio, che punta alla razionalizzazione dei Gruppi di Diagnosi Correlati (DRG), è ora sotto la valutazione dei Ministeri per una possibile estensione a livello nazionale.
La prevenzione, altro pilastro fondamentale delle politiche attuali, è stata un tema chiave del convegno. Il professor Giorgio Calabrese, presidente del Comitato Nazionale Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute, ha infatti sottolineato l’importanza di una corretta alimentazione e l’uso di integratori a supporto delle cure convenzionali per prevenire l’insorgenza della lombosciatalgia.

Da sx On. Ernesto Caccavale e i prof. Piergiorgio Spaggiari, Alberto Alexandre, Giorgio Calabrese.
Un problema globale in crescita costante
La lombosciatalgia è la principale causa di disabilità a livello globale, con circa il 70% della popolazione adulta mondiale che ne soffre almeno una volta nella vita. In Italia, l’80% della persone ne è colpita.
Le statistiche sono allarmanti: nel 2020 la prevalenza della patologia è aumentata del 60% rispetto al 1990, e si prevede che entro il 2050 i casi raggiungeranno circa 843 milioni a livello mondiale.
Il professor Massimiliano Visocchi del Policlinico Gemelli di Roma e il professor Raoul Saggini dell’Università e-Campus, intervenuti al congresso, hanno ribadito l’importanza di diagnosi e cure appropriate. “La diagnosi è un puzzle in cui deve esserci una perfetta corrispondenza tra sintomi soggettivi, riscontri oggettivi ricavati dalla visita, dalle indagini Rmn e Tac, radiografie ed esame elettromiografico” hanno spiegato.
La lombosciatalgia non solo riduce la qualità della vita, ma è spesso associata ad altre condizioni di salute e a un aumentato rischio di mortalità. I malati cronici, in particolare gli anziani, possono affrontare difficoltà economiche e anticipare la pensione.
Le linee guida dell’OMS e il futuro delle cure
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda un approccio globale e centrato sulla persona per la gestione della lombosciatalgia. In Italia, ogni anno vengono eseguiti circa 30.000 interventi chirurgici per ernia del disco lombare.
L’introduzione di metodi mininvasivi ha portato a un notevole risparmio sia in termini di spesa sanitaria sia nel recupero funzionale dei pazienti, che possono tornare più rapidamente alla vita attiva.
Il dottor Alexandre ha raccolto e condiviso le esperienze cliniche e le analisi scientifiche sulla lombosciatalgia, sottolineando l’importanza di una diagnosi precisa per definire il percorso di cura più efficace.
“Il convegno ha evidenziato come le cure mininvasive non solo favoriscano il rapido reinserimento sociale e l’eliminazione del dolore, ma permettano anche un notevole risparmio per la spesa sanitaria nazionale” ha concluso il dottor Alexandre.
Foto copertina: Riconoscimento Editoriale Shutterstock / ID Foto: 2546118471 / Autore:PeopleImages.com – Yuri A






