In occasione della VI edizione del Premio Città di Torino, evento organizzato da OPES – Comitato Regionale del Piemonte, ho incontrato alcuni degli atleti più meritevoli del capoluogo piemontese. Tra i giovani talenti premiati, ho intervistato la pentatleta Sara Beggio che, nonostante sia una classe 2009, ha già dimostrato una determinazione straordinaria. Quest’anno ha infatti conquistato ben tre titoli mondiali nella categoria Under 17 (100 m, 400 m e 3 km), trionfando al National Olympic Sports Center Stadium di Pechino, in Cina.
Durante la nostra chiacchierata le ho chiesto come avesse scoperto questa disciplina, certamente particolare e non tra le più diffuse. Beggio ha risposto: «Grazie a mia mamma, perché anche lei era una pentatleta del Pentathlon Torino. Mi ha trasmesso questa passione, proprio come ha fatto con i miei fratelli più grandi.»
Beggio, il Pentathlon è un affare di famiglia
È interessante osservare come questa passione sportiva si tramandi all’interno della sua famiglia, così come emerge dalle parole della stessa classe 2009, che sottolinea come nella società di pentathlon in cui si allena si respiri un’atmosfera familiare, con persone di età diverse accomunate dallo stesso impegno.
Beggio affronta con costanza anche gli impegni scolastici, organizzando le sue giornate per dare il meglio in tutti i campi. A tal proposito ha dichiarato: «Quest’anno è l’anno più tosto, siccome sono in terza superiore. Riesco a organizzarmi stando molto più attenta a scuola e studiando in tutti i buchi di tempo che ho a disposizione, come durante i tragitti tra l’allenamento e casa.»
Come coniugare scuola e sport
Ho quindi chiesto a un’atleta impegnata come la giovane premiata se il programma “Studente-Atleta”, messo a disposizione dei giovani sportivi, fosse effettivamente utile o se avesse incontrato difficoltà nella sua applicazione. Beggio ha spiegato: «Lo utilizzo soprattutto nei periodi in cui ho le gare, come il sabato o la domenica, e devo affrontare verifiche il lunedì mattina. Ovviamente lo comunico ai professori, che comprendono la situazione e mi danno la possibilità di programmare le interrogazioni o di spostare le verifiche. In alcuni casi, per esempio, posso anticipare la data di un compito di qualche giorno rispetto alla giornata concordata.»
Sempre in merito al pentathlon moderno, ho voluto approfondire il rapporto di questa giovane atleta con uno sport che richiede competenze molto diverse.
Le ho chiesto quale tra le cinque discipline le crei maggiori difficoltà e quale, invece, la appassioni di più. Beggio ha raccontato: «Il primo sport che ho iniziato è stato il nuoto. Ho cominciato a nuotare grazie a mia mamma. Lo sport più difficile da affrontare è stata sicuramente la scherma, perché all’inizio mette molto alla prova.»
Ha poi aggiunto: «Dall’anno scorso sono passata dall’equitazione alla disciplina degli ostacoli in sospensione e, inoltre, si è aggiunto anche il tiro con la pistola, una disciplina che mi ha sempre affascinato.»
Alla domanda su quale tra le cinque discipline preferisca, Beggio ha risposto: «Sono tutte sullo stesso livello. Dipende molto dal periodo: ci sono momenti in cui vado molto bene nel nuoto e magari un po’ meno nella corsa, quindi anche le mie preferenze cambiano in base a questo.»

Beggio sul Pentathlon: “5 discipline spaventano, ma è solo questione di abitudine”
Uno degli ultimi aspetti che ho voluto affrontare con l’atleta Beggio riguardava il rapporto tra il pubblico e questo sport. Ed è proprio parlando di visibilità che emerge un dato interessante: il pentathlon moderno, in Italia, è una disciplina ancora poco conosciuta dal grande pubblico.
Negli ultimi anni la disciplina ha guadagnato maggiore attenzione grazie ai risultati internazionali, e la stessa Beggio rappresenta un esempio di come nuovi talenti possano contribuire ad accendere i riflettori su questo sport affascinante e complesso.
La sua risposta su questa questione è stata: «Il pentathlon è uno sport molto completo, ma va approcciato soprattutto in giovane età per poter creare le basi che non tutti gli sport possono darti. Secondo me le persone guardano il pentathlon e hanno un po’ di paura nell’affrontarlo, anche perché cinque discipline spaventano all’inizio. Però è solo questione di abitudine: se adesso dovessi pensare di fare un solo sport, non ce la farei.»
Testo a cura di Filippo Buselli, Volontario SCU OPES Piemonte


