“All In” arriva a Venezia: cinema, sport e Terzo settore uniti contro la ludopatia

Terzo settore

Condividi su:

All In - presentato a Venezia il corto espressione del progetto Winner - non serve scommettere per vincere

All’Italian Pavilion della Mostra del Cinema, nell’ambito del panel “Cinema e Terzo settore”, è stato presentato il cortometraggio “All In”. Istituzioni, attori e realtà sociali si sono confrontati sul valore della narrazione audiovisiva e dello sport nella prevenzione delle dipendenze

«Aiutare a fare di più chi già fa tanto».

È il messaggio con cui la viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci ha aperto il panel “Cinema e Terzo Settore”, ospitato lo scorso 7 settembre nella Sala Conferenze Tropicana 1 dell’Italian Pavilion, all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Al centro dell’incontro, moderato dalla giornalista e critica cinematografica Gaia Serena Simionati, la presentazione delle prime immagini di “All In”, il cortometraggio diretto da Adelmo Togliani e interpretato da Corrado Fortuna, Elda Alvigini e dal giovane Tobia Marini.

La pellicola, prodotta da Santa Ponsa Film e con una sceneggiatura scritta da Gianni Quinto, è l’espressione cinematografica del progetto “Winner – Non serve scommettere per vincere”, promosso da CIAO LAB Aps, OPES Aps ed EUROSPORT Aps e cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Dopo 18 mesi di indagini, sensibilizzazione e formazione, il progetto affida al linguaggio del cinema il compito di raccontare la ludopatia e le conseguenze che produce non soltanto su chi ne soffre, ma su tutta la rete familiare e affettiva trascinata nella stessa spirale.

All In a Venezia
L’intervento del Viceministro Maria Teresa Bellucci al panel Cinema e Terzo settore

 

Il Terzo settore, presidio presente 365 giorni l’anno

La ludopatia, ha osservato Alessandro Lombardi, capo del Dipartimento per le politiche sociali, del terzo settore e migratorie presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è spesso il riflesso di un’altra condizione, quella della solitudine. Una solitudine che può essere involontaria, subita o perfino ricercata.

Di fronte a questi fenomeni il Terzo settore svolge una fondamentale funzione di aggregazione sociale. Una presenza della quale ci si rende immediatamente conto quando si verifica una calamità, ma che in realtà accompagna le comunità durante tutti i 365 giorni dell’anno.

Le oltre 150mila organizzazioni del Terzo settore, insieme alle attività sportive praticate da bambini e ragazzi su tutto il territorio nazionale, contribuiscono a rafforzare legami tra giovani, famiglie, istruttori e comunità.

Lombardi ha ribadito l’impegno del Ministero nel sostenere questa straordinaria vivacità, secondo una logica di sussidiarietà e attraverso la costruzione di alleanze tra istituzioni e corpi intermedi. Alleanze indispensabili per perseguire obiettivi di interesse generale e raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono.

Il Capo dipartimento del Ministero del Lavoro
Alessandro Lombardi, capo del Dipartimento per le politiche sociali, tra Juri Morico, Presidente Nazionale di OPES aps, ed Elisabetta Cecchitelli di Ciao Lab aps, due degli Enti promotori del progetto Winner – Non serve scommettere per vincere

Morico: cinema e sport possono toccare le corde più sensibili

Per il Presidente Nazionale di OPES Aps, Juri Morico, “Winner – Non serve scommettere per vincere” è un progetto nel quale cinema e Terzo settore si incontrano, permettendo alle idee e ai sogni delle associazioni di trasformarsi in azioni concrete.

Alla base c’è lo spirito di squadra che lega OPES ai partner di progetto, ma soprattutto una visione che pone la persona al centro. A partire dai volontari, che prestano gratuitamente la propria opera per contribuire al perseguimento di interessi generali.

Lo sport, ha ricordato Morico, si fonda sul volontariato e sulla capacità di creare relazioni. Da qui la scelta di sperimentare un percorso condiviso nel quale sport, arte e cinema possano intersecarsi, superando barriere ideologiche, culturali e sociali.

L’obiettivo non è soltanto approfondire il fenomeno della ludopatia, ma lavorare sulla prevenzione attraverso un linguaggio capace di toccare le corde più sensibili.

Il progetto guarda anche al futuro con un’attività di “training of trainers”: dedicato alla formazione di tecnici sportivi capaci di diventare punti di riferimento e di affiancare alla competenza tecnica la responsabilità di accompagnare la crescita della persona.

All In a Venezia
Il Presidente Nazionale di OPES aps Juri Morico durante il Panel Cinema e Terzo settore all’Italian Pavilion di Venezia

Elda Alvigini: un personaggio lontano dalla retorica

Nel corso dell’incontro, Elda Alvigini ha raccontato la genesi del suo coinvolgimento nel cortometraggio.

L’attrice ha accettato subito un ruolo molto distante da lei e da tutto ciò che aveva interpretato in precedenza. Nel corto dà volto a una donna che, durante la detenzione del marito, ne porta avanti gli “affari”, gestendo il locale nel quale Mario consuma la propria dipendenza dalle slot machine.

Una figura forte e spigolosa, inserita nel circuito che circonda e alimenta la dipendenza dal gioco, ma costruita senza ricorrere a facili caricature.

Ad attirare Alvigini è stato soprattutto uno script capace di raccontare cosa significhi perdersi e perdere tutto, senza retorica, senza falso buonismo o rassicuranti redenzioni.

L’attrice ha ricordato anche la responsabilità civile legata alla scelta dei ruoli, una responsabilità che nasce da un’etica personale e professionale. Il rischio, in questo caso, era quello di superare il sottile confine tra la caratterizzazione scenica e la verità del personaggio, trasformandolo in una maschera da festa di carnevale.

Il lavoro dell’attrice, volto noto de “I Cesaroni“, e il contributo di tutte le professionalità coinvolte hanno consentito di dare al ruolo forza, credibilità e autenticità.

Fortuna: «Il cinema è sempre un atto politico»

Anche Corrado Fortuna ha sottolineato il valore civile della narrazione cinematografica. «Il cinema è sempre un atto politico», ha affermato, spiegando di essere stato conquistato dal copione ancora prima di conoscere il coinvolgimento dei promotori di “Winner – Non serve scommettere per vincere”, degli enti pubblici e della stessa Elda Alvigini.

Il suo Mario è un personaggio negativo, senza redenzione, dominato non soltanto dal gioco, ma da una dipendenza che ha invaso tutta la sua esistenza. Fuma, impreca e continua a inseguire una vincita che dovrebbe rimettere ogni cosa al suo posto.

È questo uno degli aspetti più dolorosi della ludopatia. Spesso non si gioca più per vincere, nel tentativo disperato di recuperare ciò che si è già perso e tornare almeno a zero.

Mario, però, continua a perdere e continuerà a farlo, trascinando con sé la moglie, il figlio e le persone che gli sono vicine. La dipendenza non riguarda mai soltanto il singolo.

Fortuna ha ricordato che le dipendenze, anche quella dal cellulare, sono malattie e che la società continua troppo spesso a stigmatizzare il disagio e la sofferenza mentale. Il cinema può allora contribuire a riconoscere il problema, contrastare lo stigma e rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto.

Togliani, il regista di “All In”: il gioco entra nella vita dei ragazzi attraverso lo smartphone

Il regista Adelmo Togliani ha allargato il confronto alle nuove forme attraverso le quali i giovanissimi vengono avvicinati alle dinamiche del gioco.

Il primo contatto non avviene necessariamente attraverso una scommessa tradizionale. Può iniziare da uno smartphone, da un videogioco, dall’acquisto di una skin o dal denaro speso per aggiornare e migliorare il proprio avatar.

Meccanismi apparentemente innocui possono abituare bambini e adolescenti alla gratificazione immediata, alla spesa ripetuta e all’illusione che sia sempre possibile avanzare pagando ancora. Dietro l’intrattenimento digitale possono così nascondersi strategie commerciali che espongono anche i minorenni a comportamenti rischiosi.

Nel cortometraggio, a rappresentare un’altra possibilità è Luca, il giovane figlio di Mario, interpretato da Tobia Marini. La sua passione per il rugby introduce nella storia uno spazio di relazione, crescita e partecipazione, contrapponendo alla solitudine e alla dipendenza del padre la dimensione comunitaria dello sport.

Lo sport diventa così uno spazio concreto di relazione e crescita, nel quale sperimentare regole condivise, assumersi responsabilità e scoprire nuove possibilità.

All In a Venezia
Il regista Adelmo Togliani insieme agli attori Elda Alvigini e Corrado Fortuna

Mollicone: la narrazione audiovisiva supera le barriere

Federico Mollicone, presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, ha evidenziato la sensibilità e la qualità tecnica del progetto.

La narrazione visiva, ha osservato, possiede la capacità particolare di superare le barriere e arrivare direttamente alla sensibilità delle persone. Anche per questo il cinema assume un valore politico e sociale.

La ludopatia è il sintomo visibile, ma dietro di essa si trova un dramma più profondo. Per affrontarlo è necessario ricostruire la persona, la sua identità e la rete di relazioni che la circonda.

Mollicone ha richiamato anche il percorso legislativo volto a riconoscere e promuovere il ruolo sociale dell’audiovisivo, con particolare riferimento alle opere capaci di favorire l’integrazione e l’inclusione, contrastare le marginalità territoriali e relazionali, garantire l’accessibilità e contribuire alla rimozione delle barriere.

La conclusione di Gaia Serena Simionati

Nel concludere l’incontro, Gaia Serena Simionati ha sottolineato come il cortometraggio racconti il Terzo settore e il sociale, mostrando al tempo stesso la potenza unica del cinema nel formare le coscienze, trasformare la bruttezza e aiutarci a costruire relazioni sane, costruttive e audaci.

Il cinema come alleato della comunità

“All In” non offre soluzioni semplici né cerca una consolatoria redenzione finale. Porta sullo schermo la verità di una dipendenza che modifica le priorità, divora le relazioni e trasforma il tentativo di recuperare quanto perduto in una nuova, inevitabile perdita.

È proprio l’assenza di retorica a rendere il cortometraggio uno strumento di prevenzione. Il cinema non sostituisce il lavoro delle famiglie, delle scuole, degli educatori e delle associazioni, ma può affiancarlo, generando domande e rendendo visibili i segnali che spesso non si vogliono o non si riescono a vedere.

Dalla Mostra del Cinema di Venezia emerge così la forza di una possibile alleanza tra istituzioni, Terzo settore, sport e cultura. Un’alleanza costruita sulle competenze, alimentata dalla passione e resa concreta dall’impegno quotidiano di volontari ed educatori.

“Winner” si avvia a concludere il proprio percorso progettuale, ma il messaggio affidato ad “All In” è destinato a proseguire: per prevenire le dipendenze occorre ricostruire legami, offrire alternative e non lasciare sole le persone.

Perché non serve giocarsi tutto per provare a vincere. E, soprattutto, non serve scommettere.

Ultimi Articoli

Condividi Articolo